A spiegarmelo fu lui stesso, via e-mail: "Chi possiede un dominio (nel nostro caso: www.tivo.it) con un semplice punto può creare dei "sottodomini": cioè dei siti collegati a quello principale. Per fare un esempio: chi ha registrato il dominio www.dio.it lo può usare per farsi il sottodominio www.ra.dio.it." Avrei potuto insomma fabbricare tutti i sottodomini che volevo con le parole che finiscono in ...tivo: comunica.tivo, alterna.tivo, collabora.tivo, ecc.
In poche parole, per mio tramite, Claudio Ciaravolo era in grado di vendere dei sottodomini a tutti coloro che volevano un sito che finisse in "tivo.". Col semplice ma geniale accorgimento di un piccolo punto prima di me.
Sbalordi.tivo!
Oltre che furbo, l'ideatore (e realizzatore!) di questa manovra si rivelò anche generoso: mi aprì un ufficio, e mi riconobbe una percentuale per ogni sito terminante in "tivo" che fossi riuscito a vendere.
Di punto in bianco, la mia vita era cambiata: da suffisso depresso, condannato a vagabondare da un rimario all'altro, ero diventato socio - pur se di minoranza - di un'impresa di sottodomini che fece rapidamente fortuna.
Il mio signore e padrone (è così che mi sento di chiamarlo, senza alcun intento celebra.tivo) non ha pensato solo a me, no: ha sistemato anche mia moglie, Superla.tiva (per gli amici Tiva), i nostri tre figli Ferrante (detto Nte), Spider, detto Der, Webster (detto Ster), il titolare di questo sito, mio fratello Pra.tico, detto Tico, e sua moglie Elettra, per i familiari Tra. CC non lasciò fuori nessuno: appena furono cresciuti, mise a posto, come vedremo, anche i due figlioletti di Tico e Tra: Nista, e Ziale.
I contatti tra me e Claudio Ciaravolo, il nostro datore di lavoro, avvenivano esclusivamente per via telematica. Fino al giorno in cui, con una mail, annunciò che sarebbe venuto a farci visita.

 

continua ....

 

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